EMDR e trattamento del malato oncologico: elaborare il trauma della malattia
Ricevere una diagnosi oncologica può rappresentare un evento traumatico profondo. Per molte persone, il tumore non riguarda solo il corpo: coinvolge il senso di sicurezza, l’identità, il rapporto con il futuro, con gli altri e con la propria vulnerabilità.
Ansia, paura della morte, senso di impotenza, rabbia, isolamento, ipervigilanza verso ogni sintomo corporeo e difficoltà a “tornare alla vita” anche dopo le cure sono esperienze molto frequenti. In alcuni casi, il percorso oncologico lascia vere e proprie tracce traumatiche.
Negli ultimi anni, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) si è rivelato uno strumento molto utile anche nel supporto psicologico ai pazienti oncologici, sia durante la malattia sia nelle fasi successive.
Quando il tumore diventa un trauma
Non tutte le persone vivono la malattia allo stesso modo. Tuttavia, il percorso oncologico può contenere molti elementi traumatici:
- la comunicazione della diagnosi;
- gli interventi chirurgici;
- la chemioterapia o la radioterapia;
- gli effetti collaterali;
- le ospedalizzazioni;
- il dolore fisico;
- la perdita di autonomia;
- la paura delle recidive;
- la sensazione di perdita del controllo sul proprio corpo.
Molti pazienti riferiscono di sentirsi “bloccati” nel momento della diagnosi, come se una parte di loro fosse rimasta congelata lì. Anche quando le cure terminano, il sistema nervoso può continuare a funzionare in modalità di allarme.
Alcune persone sviluppano sintomi simili al disturbo post-traumatico:
- immagini intrusive;
- insonnia;
- evitamento;
- ansia intensa agli esami di controllo;
- paura costante;
- difficoltà a progettare il futuro;
- sensazione di estraneità rispetto a sé stessi o al proprio corpo.
Che cos’è l’EMDR
L’EMDR è un approccio psicoterapeutico sviluppato da Francine Shapiro, inizialmente per il trattamento del trauma psicologico.
Si basa sull’idea che alcune esperienze molto intense possano “bloccare” il naturale sistema di elaborazione del cervello. Quando questo accade, ricordi, emozioni, sensazioni corporee e convinzioni negative rimangono immagazzinati in modo disfunzionale e continuano ad attivarsi nel presente.
Attraverso la stimolazione bilaterale (movimenti oculari, tapping o stimolazioni alternate), l’EMDR aiuta il cervello a rielaborare l’esperienza traumatica, riducendone l’impatto emotivo.
Nel lavoro con il paziente oncologico, l’obiettivo non è “cancellare” la malattia o negare la realtà, ma permettere alla persona di vivere l’esperienza con minore sopraffazione emotiva e maggiore integrazione. Sul mio sito sono disponibili alcuni approfondimenti sul metodo EMDR: Psicoterapia EMDR, Come funziona in pratica la terapia EMDR, Domande frequenti sull’EMDR.
EMDR e oncologia: cosa può aiutare a trattare
L’EMDR può essere utile in diverse fasi del percorso oncologico.
- L’impatto della diagnosi
La comunicazione della diagnosi è spesso vissuta come uno shock. Alcuni pazienti ricordano dettagli minimi di quel momento: una frase del medico, una stanza, un odore, uno sguardo.
Il lavoro EMDR può aiutare a ridurre il livello di attivazione associato a quel ricordo, diminuendo panico, impotenza e senso di catastrofe.
- Le procedure mediche traumatiche
Interventi invasivi, ricoveri, dolore fisico o trattamenti aggressivi possono lasciare tracce traumatiche importanti, soprattutto se vissuti con forte paura o solitudine.
In alcuni casi il corpo continua a reagire come se il pericolo fosse ancora presente:
- tensione costante;
- allarme corporeo;
- crisi d’ansia;
- paura degli ospedali o degli esami.
L’EMDR può aiutare a “sbloccare” queste memorie somatiche.
- La paura della recidiva
Molti pazienti raccontano che la fase successiva alle cure è psicologicamente molto difficile. Quando l’emergenza medica finisce, emerge spesso una forte paura che il tumore possa tornare.
Ogni controllo può riattivare stati intensi di ansia e allarme. Talvolta il corpo viene percepito come “inaffidabile” o pericoloso.
L’EMDR può aiutare a ridurre l’ipervigilanza e a ricostruire un senso di sicurezza interna.
- Le ferite identitarie e relazionali
La malattia oncologica può modificare profondamente l’immagine di sé:
- il rapporto con il corpo;
- la femminilità o la mascolinità;
- la sessualità;
- il senso di autonomia;
- il ruolo familiare e lavorativo.
In molte persone il tumore riattiva anche ferite più antiche: esperienze di abbandono, impotenza, trascuratezza o paura già presenti nella storia personale.
In questi casi, il lavoro terapeutico non riguarda solo l’evento medico, ma il modo in cui la malattia si intreccia con vulnerabilità emotive precedenti.
Il corpo nel trauma oncologico
Nel lavoro con il paziente oncologico, il corpo occupa un ruolo centrale.
Dopo una diagnosi importante, molte persone smettono di percepire il corpo come un luogo sicuro. Alcuni sviluppano un controllo costante dei sintomi; altri, al contrario, tendono a dissociarsi dalle sensazioni corporee.
L’EMDR integra continuamente:
- emozioni;
- pensieri;
- immagini;
- memoria corporea.
Questo permette spesso una graduale riconnessione con il corpo, non più vissuto soltanto come fonte di pericolo o tradimento.
EMDR integrato al lavoro medico e psicologico
L’EMDR non sostituisce le cure oncologiche né il supporto medico, ma può integrarsi efficacemente all’interno di un percorso multidisciplinare.
Può essere utilizzato:
- durante le cure;
- dopo la remissione;
- nelle cure palliative;
- nel supporto ai familiari;
- nell’elaborazione del lutto.
La terapia viene sempre adattata alle condizioni fisiche ed emotive della persona, rispettandone tempi, risorse e livello di stabilizzazione.
Cosa dice la ricerca
Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato che l’EMDR può contribuire a ridurre:
- sintomi post-traumatici;
- ansia;
- distress emotivo;
- paura della progressione della malattia;
- sintomi depressivi correlati al percorso oncologico.
Proprio per questo motivo, l’interesse verso l’utilizzo dell’EMDR in ambito oncologico è in crescita.
Un percorso che restituisce continuità alla propria storia
Una malattia oncologica può creare una frattura nella continuità della vita: “c’è un prima e un dopo”.
Il lavoro terapeutico non ha lo scopo di negare ciò che è accaduto, ma di aiutare la persona a non rimanere intrappolata nel trauma della malattia.
In molti casi, elaborare l’esperienza traumatica permette di recuperare:
- senso di presenza;
- possibilità di progettare;
- connessione con sé stessi;
- capacità di sentire il corpo senza esserne terrorizzati;
- maggiore libertà emotiva.
Anche dentro un’esperienza profondamente difficile, può diventare possibile tornare a sentirsi vivi, interi e nuovamente in relazione con la propria esistenza.


